Gli occhi della realtà

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Prendo in prestito la vignetta di David Vela CerveraPicasso, Dalì y el huevo, per descrivere un concetto a me molto caro, ovvero quanto la lettura della realtà sia puramente una questione soggettiva. Continua a leggere “Gli occhi della realtà”

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La scintilla

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Ieri sera, leggendo il libro di YalomLa cura Schopenhauer“, mi sono imbattuto in uno stralcio di testo che, dopo aver tenuto la mia mente occupata per un bel po’, mi ha riportato alla “cartolina” scattata da un collega della SIPeP-SF (Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia – Sàndor Ferenczi), Maurizio Pinato.

Il legame tra i due elementi è stato così forte che ho deciso di renderlo concreto incarnandolo in questo post.

Ecco il testo e…a voi lo spunto!

[…] L’altra notte ho letto qualcosa di interessante in un libro di memorie di Nabokov, Parla, ricordo, dove descrive la vita come una scintilla tra due identiche pozze di oscurità, l’oscurità di prima che si venga al mondo e l’oscurità dopo la morte. E com’è strano che ci si preoccupi tanto della seconda e così poco della prima. In qualche modo ho trovato tutto ciò enormemente rassicurante […].


I. Yalom (2005), “La cura Schopenhauer“, Neri Pozza Editore, Vicenza.

Un gruppo “glaciale”

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Ho deciso di condividere questo “spunto” di una mia amica e collega, Aurora Cabras. Aurora è psicologa specializzanda in psicoterapia a indirizzo analitico interpersonale e, nonostante continui a formarsi qui a Firenze, attualmente vive e lavora nella sua città natale, Olbia. Le riflessioni qui riportate partono da un lavoro svolto per un corso didattico (Psicoanalisi e creatività) e vogliono porre l’accento sul legame che c’è tra creatività e dinamiche di gruppo.

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LA “POSIZIONE TRAGICA” NELLA SOCIETA’ ODIERNA: dalla prospettiva di Symington al giocatore d’azzardo

Risultati immagini per John Strudwick, A Golden Thread (Un filo prezioso), 1885 (olio su tela)(particolare di “A Golden Thread” – John Strudwick – 1885)

Questo è un elaborato che ho presentato per un esame circa un anno e mezzo fa. L’intento era (ed è!) quello di analizzare e sostenere la teoria concepita in bozza da Neville Symington e poi sviluppata in essere da Sergio Caruso riguardo l’esistenza di una posizione tragica successiva alle Kleiniane posizioni schizoparanoide e depressiva. Tale posizione viene intesa come una modalità di relazione oggettuale che, se acquisita, fa sì che l’individuo si rassegni all’idea che ci sono cose che non possono essere spiegate, degli eventi che capitano indipendentemente da tutto e da tutti. Premessa per l’esistenza di questa posizione è la delineazione di uno spazio transizionale in cui l’individuo può “giocare” con i concetti luttuosi e privi di senso approcciandosi ad essi senza l’angoscia di annichilimento; uno spazio questo che nasce dalla delineazione della funziona paterna che Lacan definisce come Il Nome del Padre. Ciò premesso, questo lavoro si pone come obiettivo quello di andare a vedere il destino della suddetta posizione in una società in cui questo Padre sembrerebbe essere evaporato e di come, nel frattempo, si facciano largo posizioni animistiche estreme per far fronte a questa mancanza: è il caso delle credenze e delle distorsioni cognitive tipiche dei giocatori d’azzardo.

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Donne: l’antidoto all’ISIS

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/11/isis-se-ti-uccide-una-donna-non-vai-in-paradiso-cosi-le-cecchine-terrorizzano-i-jihadisti-reportage-su-fqmillenium/3969887/

Per come la vedo io, la nascita delle società e delle culture patriarcali (così come gran parte delle azioni messe in atto da esse) è stata causa diretta della paura che la forza generatrice della donna potesse annientare l’animale uomo. Leggendo questo articolo mi convinco sempre più che, nonostante sia passato molto tempo, questa teoria non è poi così infondata e mi stupisco di come ad oggi l’ancoraggio al principio di superiorità di genere che si cela dietro la sottomissione della donna possa portare addirittura al preferire di togliersi la vita piuttosto che essere ucciso da quest’ultima. Sia chiaro, ben venga che un esercito di miliziane basti a debellare una massa di individui che per mancanza di identità si affiliano a gruppi terroristici portando la morte in giro per il mondo, ma la cosa a mio avviso dovrebbe far riflettere!

Forse l’idea della rivoluzione culturale non è poi così sbagliata!

Il piacere della lentezza

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“Perché è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all’altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri tra i campi, insieme ai prati e alle radure, insieme alla natura? Un proverbio ceco definisce il loro placido ozio con una metafora: essi contemplano le finestre del buon Dio. Chi contempla le finestre del buon Dio non si annoia; è felice”.
(Milan Kundera – “La lentezza”)

Quante facce ha la banalità del male? Uno studio su Arendt e Dostoevskij.

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E’ da circa un anno e mezzo che ho nelle bozze questo post ma purtroppo il tempo per scrivere, impaginare e organizzare gli articoli è poco. Ora però sono riuscito finalmente a finire di sistemare tutto e quindi posso con orgoglio chiudere il cerchio e postare il terzo dei tre articoli scritti e pubblicati sul blog “CriticaMente” dal mio amico Alessandro Palladino. Buona lettura! Continua a leggere “Quante facce ha la banalità del male? Uno studio su Arendt e Dostoevskij.”