Quale cultura per l’integrazione?

C_2_fotogallery_3011402_1_imageAja Trier, “Van Gogh Never Saw Woodstock”

Da Settembre di quest’anno sto frequentando un Master biennale intitolato “Psicoanalisi e Migrazione” presso la Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppo Analisi di Roma (S.P.I.G.A.). Come al solito gli stimoli derivanti dal confronto con i colleghi psicologi, psichiatri e antropologi sono tantissimi e ogni volta vado via dalla lezione con un mucchio di spunti interessanti che, però, non ho mai tempo di sistemare e di condividere con gli altri. Spesso qualcuno di questi prova a prendere forma nelle “discussioni da bar” fatte a cena con gli amici, ma sono tutte considerazioni che, se non scritte, sfumano non appena (giustamente) si torna a parlare di argomenti più leggeri. Per la lezione che ha avuto come argomento centrale “Gruppi e Culture in Movimento – Identità e Cultura”, però, le cose sono andate diversamente, anche perché i docenti ci hanno chiesto di relazionare quanto emerso dall’incontro e quindi, volente o nolente, mi è toccato buttare giù un paio di considerazioni che, ovviamente, riporto qui sul blog. La lezione è stata tenuta dal Dottor Sandro Maiello e dalla Dottoressa Giuseppina Marruzzo, entrambi psicoterapeuti della S.P.I.G.A., i quali hanno suddiviso la giornata in due omenti, uno esperienziale e l’altro teorico: ad un intervento di gruppo faceva seguito una finestra teorica per un totale di tre sessioni gruppali e due teoriche. Ciò premesso, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che, a mio avviso, sono stati illuminanti per comprendere al meglio sia l’argomento della lezione che alcune dinamiche del contesto sociale odierno e che riguardano la definizione dei concetti di accoglienza e di integrazione. Continua a leggere “Quale cultura per l’integrazione?”

Auguri Woody

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Probabilmente se ti avessi fatto gli auguri di persona avresti questa faccia, tra l’infastidito perché a te i compleanni mettono ansia (almeno così dicono) e lo schifato perché perdo tempo con queste stronzate mentre tu stai combattendo col fatto che hai già 83 anni, che siamo già a Dicembre e che nelle sale non c’è traccia del tuo ultimo film (che, ricordiamolo, è pronto ma non ancora rilasciato perché Amazon ha paura di perdere la faccia dopo lo scandalo Weinstein…anche qui, almeno così dicono! ). Io però gli auguri te li faccio lo stesso perché sono convinto che tu abbia subìto un’ingiustizia, perché mi manca il TUO cinema e perché se è vero che nello showbiz la popolarità fa dimenticare anche i peggiori crimini allora voglio che almeno oggi il nome di Woody Allen si diffonda nel web e arrivi a quelle teste di imprenditori per far vedere che (almeno qui) qualcuno che aspetta i tuoi film c’è e ci sarà sempre. Auguri #WoodyAllen

La scintilla

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Ieri sera, leggendo il libro di YalomLa cura Schopenhauer“, mi sono imbattuto in uno stralcio di testo che, dopo aver tenuto la mia mente occupata per un bel po’, mi ha riportato alla “cartolina” scattata da un collega della SIPeP-SF (Società Italiana di Psicoanalisi e Psicoterapia – Sàndor Ferenczi), Maurizio Pinato.

Il legame tra i due elementi è stato così forte che ho deciso di renderlo concreto incarnandolo in questo post.

Ecco il testo e…a voi lo spunto!

[…] L’altra notte ho letto qualcosa di interessante in un libro di memorie di Nabokov, Parla, ricordo, dove descrive la vita come una scintilla tra due identiche pozze di oscurità, l’oscurità di prima che si venga al mondo e l’oscurità dopo la morte. E com’è strano che ci si preoccupi tanto della seconda e così poco della prima. In qualche modo ho trovato tutto ciò enormemente rassicurante […].


I. Yalom (2005), “La cura Schopenhauer“, Neri Pozza Editore, Vicenza.

Un gruppo “glaciale”

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Ho deciso di condividere questo “spunto” di una mia amica e collega, Aurora Cabras. Aurora è psicologa specializzanda in psicoterapia a indirizzo analitico interpersonale e, nonostante continui a formarsi qui a Firenze, attualmente vive e lavora nella sua città natale, Olbia. Le riflessioni qui riportate partono da un lavoro svolto per un corso didattico (Psicoanalisi e creatività) e vogliono porre l’accento sul legame che c’è tra creatività e dinamiche di gruppo.

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LA “POSIZIONE TRAGICA” NELLA SOCIETA’ ODIERNA: dalla prospettiva di Symington al giocatore d’azzardo

Risultati immagini per John Strudwick, A Golden Thread (Un filo prezioso), 1885 (olio su tela)(particolare di “A Golden Thread” – John Strudwick – 1885)

Questo è un elaborato che ho presentato per un esame circa un anno e mezzo fa. L’intento era (ed è!) quello di analizzare e sostenere la teoria concepita in bozza da Neville Symington e poi sviluppata in essere da Sergio Caruso riguardo l’esistenza di una posizione tragica successiva alle Kleiniane posizioni schizoparanoide e depressiva. Tale posizione viene intesa come una modalità di relazione oggettuale che, se acquisita, fa sì che l’individuo si rassegni all’idea che ci sono cose che non possono essere spiegate, degli eventi che capitano indipendentemente da tutto e da tutti. Premessa per l’esistenza di questa posizione è la delineazione di uno spazio transizionale in cui l’individuo può “giocare” con i concetti luttuosi e privi di senso approcciandosi ad essi senza l’angoscia di annichilimento; uno spazio questo che nasce dalla delineazione della funziona paterna che Lacan definisce come Il Nome del Padre. Ciò premesso, questo lavoro si pone come obiettivo quello di andare a vedere il destino della suddetta posizione in una società in cui questo Padre sembrerebbe essere evaporato e di come, nel frattempo, si facciano largo posizioni animistiche estreme per far fronte a questa mancanza: è il caso delle credenze e delle distorsioni cognitive tipiche dei giocatori d’azzardo.

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